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Missioni archeologiche

 

Missioni archeologiche

sudan

Nell'immagine, la missione archeologica nel sito di Abu Erteila

 

Grazie ad un’ottima collaborazione con la National Corporation for Antiquities and Museums (NCAM) ed a profonde sinergie con gli enti accademici locali, l’Italia gioca un ruolo fondamentale nella conservazione del patrimonio archeologico sudanese, attraverso ben 5 missioni archeologiche italiane che beneficiano dei fondi MAECI (nel 2019 29.000 euro vs 20.100 nel 2018 e aumento dell’ 87% rispetto al 2015). Di seguito un elenco delle missioni:

  •  la missione dell'Università di Venezia Ca’ Foscari nella zona di Jebel Barkal, diretta dal Prof. Emanuele Ciampini, ha una storica presenza in Sudan e ha consentito una rilevante opera di catalogazione e di indagine archeologica dell’epoca meroitica, portando alla luce non solo i resti dei templi votivi della zona, ma riuscendo, con le ultime campagne, a gettare luce sullo stile di vita e sul livello di sviluppo tecnologico delle popolazioni insediate nel nord Sudan in tale periodo.
  •  la missione dell'Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente (ISMEO) ad Abu Erteila, diretta dal Prof. Eugenio Fantusati, indaga, in collaborazione con archeologi russi, sul complesso palaziale ivi situato ed ha compiuto nelle ultime due campagne importantissimi ritrovamenti, che hanno ricevuto grande eco anche sui media internazionali;
  •  la missione congiunta dell’Università di Napoli “l’Orientale” e dell’ISMEO, diretta dal Prof. Andrea Manzo, opera nella zona di Kassala (area peraltro di consolidata presenza italiana, anche per il tramite dei progetti della nostra Cooperazione) e, oltre ad aver conseguito importanti risultati scientifici, ha ricevuto particolare apprezzamento dalle autorità locali, sia a livello centrale, grazie alla realizzazione di attività dì formazione in cooperazione con la NCAM, sia a livello regionale; ne sono scaturite richieste per una più sostenuta offerta formativa di giovani archeologi sudanesi e contatti che stanno proseguendo nel tempo per creare un Museo che ripercorra l’evoluzione storico-culturale della regione;
  •  la missione del Centro Studi Sudanesi e SubSahariani nel viliaggio mesolitico e nel cimitero di Al-Khiday, diretta dalla Prof. ssa Donatella Usai, grazie anche alla proficua collaborazione con specialisti di altre discipIine e all’impiego di tecniche avanzate, ha permesso di avanzare nella conoscenza della sequenza culturale degli insediamenti umani succedutisi nell’area (non distante dalla capitale Khartoum) a partire dall’epoca pre-mesolitica;
  •  la missione dell'Universita' di Napoli "I'Orientale", diretta dalla prof.ssa Chiara Zazzaro, intitolata “Progetto Nilo”, applica tecniche etnologiche ed etno-archeologiche allo studio delle ultime imbarcazioni tradizionali in uso lungo il Nilo e delle persone che ancora le realizzano e Ie usano per Ia pesca, mirando a studiare, custodire e tramandare antiche tecniche di costruzione risalenti ai tempo dei faraoni, minacciate dall’avanzare di tecniche e materiali moderni.

Inoltre, alla lista va aggiunta l’attività della missione dell’Istituto Superiore per Ia Conservazione ed il Restauro di Roma (ISCR), facente capo alla Prof. ssa Maria Concetta Laurenti e realizzata in stretta collaborazione con NCAM, focalizzata sul restauro e sulla conservazione del tempio di Mut, situato pure nell’area archeologica di Jebel Barkal. Anche tale consolidata presenza sta mietendo successi nel riportare alla luce dipinti di epoca meroitica e nel consolidamento strutturale del sito, strumentale alla preservazione dello stesso. Interessanti sarebbero peraltro i possibili sviluppi del progetto in corso, che vedrebbero l'Italia impegnata in prima linea nel sito di Jebei Barkal (con Ie due missioni di Laurenti e Ciampini), quale importante interlocutore nel fornire assistenza alle controparti istituzionali sudanesi per una sua gestione integrata, finalizzata non solo alla preservazione dei suoi tesori, ma anche a una divulgazione sostenibiie ed economicamente vantaggiosa.


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